HOME

UNA FINESTRA SUL MONDO

UN'ANTICA TOLLERANZA
articolo del presidente dell'associazione pubblicato sulla rivista "Le Metamorfosi" nell'estate 1993


Palmyra (Siria)




Talora siamo insofferenti, non sempre per razzismo ma spesso per altri centomila motivi, agli incontri occasionali che si verificano (ai semafori, per strada ecc) con i c.d. extracomunitari.

Per diversi fatti capita anche che siamo pensosi su questa o quella vicenda che riguarda i rapporti con altre popolazioni.

Niente è però completamente nuovo. Può esserci anche utile calarci nella storia antica. Magari non in quella antichissima perche' probabilmente non arriveremo mai a stabilire definitivamente da dove venissero gli etruschi od altre antichissime civiltà.

Il flusso migratorio dei Celti (le cui stirpi sono anche all'origine di nomi di città quali Bologna e Senigallia) ci puo' tuttavia aiutare a riflettere sul fatto che la storia si ripete talora anche in piccoli luoghi anche a distanza di millenni. Il piccolo territorio di Marzabotto (l'antica Misa) e' ad esempio testimone di due eventi bellici dolorosi: il piu' noto nell'autunno del 1944 (la famosa strage dei tedeschi), il piu' antico quando la tribu' dei Boi sloggio' gli etruschi che vi si erano stabiliti. Non sappiamo come andarono le cose ma sembra che Etruschi e Boi alla fine convissero. A Monte Bibele (nei pressi di Bologna) e' stato scoperto un insediamento etrusco/celtico.

Veniamo, tuttavia, alle migrazioni che, per provenienza geografica,sono più assimilabili a quelle attuali. Non si trattava di fenomeni di massa ma qualche testimonianza e' rimasta.

Pochissimo conosciuti (in Trastevere, poco distanti dal Ministero P.I. ) sono ubicati i resti del Tempio Siriaco al Gianicolo, costruito probabilmente ai tempi di Marco Aurelio e Commodo. Fu luogo di ritrovo e di culto dei liberti di origine medio-orientale che , all'epoca, affollovano le strade di Roma.

La provincia siriana dell'impero romano (ovviamente non coincidente con l'attuale stato siriano) era infatti molto legata all'Urbe per via di molti traffici. Ancora oggi questa regione e' molto visitata da turisti che intendono documentarsi sulle antiche civilta' (Ebla ecc) ma anche su importanti testimonianze della civilta' romana. Comunque Apamea, Antiochia, Laodicea (attuale Lattakia), Bosra (poco distante dalla nabatea Petra) ed in particolare la città carovaniera di Palmyra erano all'epoca romana luoghi fiorentissimi per gli scambi commerciali. Ancora oggi le rovine di Palmyra sono imponenti e fanno rivivere i tempi della regina Zenobia e tante altre vicende. Le monete romane provenienti dalla citta' carovaniera e da altre zone della Siria sono la piu' immediata testimonianza dei legami e del loro volume.

A Roma i siriani rappresentavano un'entità molto importante e diversi imperatori romani furono originari di quella zona: Eliogabalo (gia' sacerdote del culto di Elagabal) , Filippo l'Arabo, l'imperatrice Giulia Domna (moglie siriana di Settimio Severo nato in Africa).

Sono interessanti alcune delle vicende che portarono al trono romano il siriano Avito Bassiano Eliogabalo. L'editto precedente di Caracalla aveva parificato nella cittadinanza romana anche i "provinciali" ed Eliogabalo, aiutato da un gruppo di dame siriane, riusci' a farsi nominare imperatore con qualche astuzia. Dato che ovviamente era contrario a tutte le antiche tradizioni romane, introdusse il culto solare di cui era sacerdote e procedette contestualmente alla nomina di siriaci a diversi incarichi di prestigio urtando cosi' la suscettibilita' degli "italici" cui tradizionalmente erano riservati i posti piu' importanti.

Questi fatti avvenivano in un periodo di trapasso: fra l'antico paganesimo ed il cristianesimo monoteista. Proprio per questo furono diffusi nell'antica Roma molti culti monoteisti di origine orientale. Fra questi quelli detti "mitraici" spesso importati da legionari. I mitrei sottostanti la Basilica di San Clemente ovvero Palazzo Barberini ed altri ancora (S.Maria Capua Vetere ecc.) si possono visitare facilmente.

Oltre ai siti già citati, i pochi resti del Tempio alla divinità greco-egizia di Serapide (poco distanti dal Quirinale) ed altre testimonianze (alcuni oggetti ecc.) rivelano comunque presenze numerose di nord-africani e medio-orientali che si mischiavano con le etnie italiche. Roma era infatti una città cosmopolita: c'erano etruschi e sanniti, tripolitani e galli, siriaci e greci ed ancora, come riferiva Marziale, cilici cosparsi di zafferano, neri etiopici e sicambri. Ognuno si portava appresso le sue tradizioni e le sue credenze e contemporaneamente si mischiava agli altri, riconoscendosi tuttavia in un'unica dimensione politica, adottando sovente la lingua latina, vivendo spesso a carico della famosa Annona ed integrandosi, successivamente , in un'unica dimensione religiosa (il Cristianesimo).

Fu in Oriente che si ebbero grazie anche agli Apostoli , le prime numerose conversioni al Cristianesimo. Lo stesso San Paolo(romano) si convertì sulla strada di Damasco ed in quella zona operò per molto tempo (una fase del suo apostolato fu anche a Paphos nell'attuale isola di Cipro). Sono tutte nell'odierna Turchia le 7 citta' dell'Apocalisse: Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia, e Laodicea. In questa zona del mondo si ebbero diversi concili ed iniziarono alcuni importanti tradizioni (il culto per la Madonna, le prime esperienze di monachesimo ecc.).

Forse un'antica e dimenticata tolleranza finì comunque con l'impero romano. Questa secolare organizzazione aveva nel suo insieme una logica diversa da quella che oggi possiamo apprezzare ma a modo suo il sistema funzionava. Anche nei rapporti con i Barbari le cose andarono un po' diversamente da come talora si narra.

La stessa Costantinopoli bizantina fu un crogiolo di varie civiltà e , per il suo tipo di economia statalizzata ebbe anche qualche lode da scrittori di impronta marxista. D'altra parte Bisanzio era stata ben anticipata dalla Roma occidentale con l'assistenza ai giovani rurali ed alla "plebs frumentaria"..

Ma stiamo parlando di qualcosa il cui ultimo simbolico baluardo è caduto nel 1453 fra l'indifferenza o l'ostilità dei particolarismi.

Le monete romane (simbolo di una sovranità visibile a tutti) già da tempo giacevano nei depositi votivi o nei sepolcri per il pagamento della nota tariffa a Caronte ( magari le monete dedicate alla Concordia sono state tirate fuori con scavi clandestini in Bosnia e Croazia per poi sfuggire alle note pulizie etniche).

Chi scrive a metà degli anni 70 , partecipò da osservatore alla Conferenza sull'Emigrazione Italiana che fu tenuta alla Fao (per la cronaca intervenne anche l'on Moro). Al massimo si pensava ai problemi degli italiani che pensavano di tornare. Sono passati solo pochi decenni e la situazione è ribaltata. Un'idea in tema di immigrazioni in Italia non può che essere figlia di una cultura e di una storia.

La storia come al solito insegna. I fatti antichi che abbiamo brevemente accennato dovrebbero far intendere che tutte le numerose etnie dell'impero romano non erano tenute insieme solo con le armi. C'erano anche importanti premesse politiche: fra l'altro molte popolazioni, iniziando dagli etruschi di Cerveteri, si federarono a Roma liberamente. La sovranità romana aveva per via della sua civiltà un alto valore simbolico e non era la mera sopraffazione di un'etnia sull'altra, di un particolarismo sull'altro. Gli stessi barbari invasori nella fase più tarda non disdegnarono le dignità romane. Roma era l'Urbe ed il patrimonio di ogni civiltà inglobata diventava spesso patrimonio comune (fu cosi per gli Etruschi, per i Greci e gli orientali ecc.).


in questa parte della cattedrale di Palermo e' sepolto Federico II , che diede esempio di tolleranza

Era talmente forte il citato valore simbolico che, molti secoli dopo, anche un altro stato sovranazionale come l'impero austriaco tentò più volte di raccoglierne qualche brandello di eredità. Ma la tradizione asburgica non era ovviamente quella romana ed i tempi erano decisamente cambiati. Le varie etnie mal sopportavano una dinastia che tendeva comunque per lo spirito tedesco e che frenava l'evoluzione imposta dalle nuove circostanze. D'altra parte gli Asburgo gia' nel 1804 avevano rinunciato anche nominalmente ad essere imperatori del Sacro Romano Impero. Erano sovrani tedeschi di nome e di fatto, in loro c'era pochissimo di sovranazionale.

Uno stato multinazionale si basa infatti su alcuni equilibri chiari e certi, basati su necessita' comuni e sul sincero riconoscimento di una sovranità. La Confederazione Elvetica, ad esempio, nasceva nel 1291, quando con il " Patto di Grutli" valleggiani di diverse etnie si promettevano reciproco aiuto ed assistenza.

In Svizzera pertanto la solidarietà diventava principio cardine di una società all'epoca multietnica, aggiornando lo schema unificatore della Roma imperiale di cui abbiamo parlato.

Solidarietà, memoria storica e regole chiare e legittime sono elementi costitutivi della convivenza fra popoli diversi. Ciò vale anche per gli europei e per i rapporti fra italiani ed italiani.

A.P.