edifici storici poco noti

 

Il palazzo del Seminario Maggiore di Verona


Palazzo Seminario Maggiore, metope della facciata, foto m.p

Il palazzo del Seminario Maggiore di Verona si trova nella zona urbana detta Veronetta (1), area a sinistra Adige, in una via medievale che oggi porta appunto il nome di via Seminario, a pochi passi da piazza Isolo.


Verona: zona di piazza Isolo, foto © Andrea Ambrosi - dreamstime


Prima dell’edificazione di questo palazzo, la città di Verona aveva avuto diverse sedi seminariali in varie zone cittadine.
La decisione di stabilire in quest’area la definitiva sede del Seminario Maggiore e la commissione di questo grandioso edificio si devono a monsignor Gianfrancesco Barbarigo, vescovo di Verona dal 1698. Secondo lo studioso veronese Scipione Maffei, egli, nei primi anni del Settecento, affidò tale progettazione ad architetti veneziani di cui non conosciamo purtroppo l’identità .
Di certo i particolari di questo primo progetto furono immediatamente rielaborati ad opera di un geometra e architetto veronese, allievo del veneziano Domenico Rossetti: il giovane Ludovico Perini (1685-1731), i cui disegni autografi relativi alla fabbricazione del Seminario vescovile sono collocabili con sicurezza nel 1713 (uno di essi, il prospetto dell’ala unica, è datato in quest’anno dall’autore stesso). Egli aveva pensato per la facciata ad un alto basamento a bugnato e partitura a lesene corinzie.
Del grandioso progetto periniano solo l’ala destra, compresa la monumentale facciata dell’atrio (detto “dell’orologio ” o “Barbarigo ”), venne allora effettivamente edificata. Infatti la realizzazione del progetto fu interrotta allorchè mons. Barbarigo si allontanò da Verona per trasferirsi al vescovado di Brescia e forse anche per l’impossibilità di acquistare dai proprietari i terreni adiacenti.
Nel luglio del 1720 iniziò l’episcopato di monsignor Trevisani, uomo amante degli studi e dell’arte, il quale continuò nelle opere di ampliamento del Seminario, visto il numero crescente di studenti, ma non diede molto peso all’identità degli architetti e agli specifici interventi, preferendo tramandare ai posteri notizie sul complesso organico degli insegnanti che comprese in quegli anni docenti assai preparati.
Alla morte del vescovo Trevisani, fu eletto alla sede di Verona il sacerdote veneziano Giovanni Bragadino, che tenne la cattedra vescovile per 25 anni. Di questo episcopato si conservano quasi integralmente gli elenchi dei professori e dal 1747 i registri degli alunni con voti e giudizi, poichè mons. Bragadino diede molta importanza alla formazione dei giovani che si apprestavano ad abbracciare lo stato clericale. Egli non lasciò scritti sugli interventi agli edifici seminariali, ma fortunatamente si conservano al Museo civico di Padova sei tavole che si riferiscono al nostro palazzo siglate da Adriano Cristofoli e accompagnate dalla seguente intestazione: «Dichiarazione delle sei tavole con le quali si dimostrano pianta, alzati e spaccati del Seminario Vescovile di Verona per il progietto di ridurlo a più comoda e convenevole simmetria sotto gli auspicj di Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Giovanni Bragadino ». Questo documento permette di osservare che all’ala destra realizzata dal Perini erano stati aggiunti lateralmente altri fabbricati; inoltre, la tabella riporta i numeri corrispondenti ai diversi vani dello stabile con la loro destinazione. Già allora erano presenti i quattro piani attuali: pianterreno, mezzanino, piano nobile e quarto piano.
 

Nel 1759 al vescovo Bragadino subentrò monsignor Niccolò A. Giustiniani, tra le cui prime iniziative in città fu quella di metter mano al Seminario, facendo completare le costruzioni già avviate e realizzare alcune aule lungo il vicolo Bogon. Questi lavori iniziarono nel settembre di quello stesso anno e continuarono fino al giugno 1762. Successivamente egli commissionò un altro progetto di adeguamento dell’edificio all’architetto vicentino don Domenico Cerato, che lo elaborò nel periodo 1766-1768. Tale progetto prevedeva la realizzazione di due ali che dai lati del corpo principale si protendevano verso via Seminario, a formare un cortile rettangolare chiuso da cancelli verso la strada. Altri due corpi di fabbricato dovevano completare la costruzione verso sud e verso nord, cioè in direzione via Carducci e verso Santa Maria in Organo. Questo progetto, che poneva attenzione all’armonizzazione delle nuove parti con gli edifici già esistenti, fu realizzato solo parzialmente; furono costruiti i due corpi che formavano con l’edificio del Perini il cortile. In essi trovavano posto al pianterreno un grande refettorio e nuove aule scolastiche, ai piani superiori vennero ricavate delle camerate per gli studenti.
Nel dicembre 1772 Giustiniani fu trasferito e si insediò a Verona mons. Giovanni Morosini. Si trattò di un episcopato molto operoso; fra le varie imprese sostenute, egli fece erigere l’odierna facciata del seminario, completarne il cortile detto appunto Morosini e gli edifici che lo circondano. Il progetto fu affidato all’architetto vicentino Ottone Calderari, come infatti riporta l’Indicazione del 1815 (2). Calderari realizzò i disegni entro il 1779, e l’esecuzione fu intrapresa immediatamente. Una testimonianza di Goethe ci informa che nel settembre 1786 la facciata del Seminario era ancora in costruzione «…in uno dei viali più remoti del sobborgo ».
Sopra il portone che immette nel cortile una lapide iscritta in latino recita: Sotto gli auspici di Giovanni Morosini CXIX vescovo e di Innocenzo Liruti CXXI vescovo furono erette dai fondamenti la facciata del seminario e le costruzioni adiacenti.
L’architrave del suddetto portone riporta lo stemma di mons. Giovanni Morosini.


Nell’agosto 1789, alla morte del vescovo Morosini, l’edificio era completo nella sostanza seppure non nelle rifiniture. Senza dubbio era completata, al piano superiore, la loggia in stile ionico, sul cui soffitto di ben 80 metri quadri il pittore Marco Marcola (3) affrescò certamente entro il 1793 le dodici costellazioni dello zodiaco. Vi si ammirano il tortuoso fiume Eridano; l’Idra; il Sestante; i Leoni, maggiore e minore; l'Orsa Maggiore; Boote con i Levrieri; Ercole che uccide Cerbero; il Cuore di Carlo II e la Corona Boreale; la Lira; il Cigno; Pegaso; il Delfino; la testa di Ophiuco; l'Ariete; il Toro; parte della Balena, dipinta come in tutti gli antichi atlanti, come un temibile mostro marino; l'Indiano; il Centauro che trafigge il Lupo; la coda dello Scorpione e parte della Bilancia; la Nave; i Gemelli; la famiglia di Cefeo; Andromeda; Cassiopea; Perseo e Medusa; il Dragone; il Cocchiere con la Capra; il gigante Orione; il Liocorno; la Giraffa; la Fenice; la Mosca; la Lince; l'Altare; la Corona australe; i Triangoli australe e boreale; la Lucertola; il Camaleonte; la Volpe; la Quercia; la Lepre; la Serpe; la Gru; il Pavone; il Tucano; il Corvo; la Colomba; l’Avvoltoio; la Croce del Sud; la Saetta; l'Orsa minore; i Pesci; il Pesce Volante; il Pesce Spada; il Sagittario.
Solo l’anno successivo si insediò il nuovo vescovo di Verona, mons. Giovanni Andrea Avogadro, la cui nomina aveva suscitato opposte reazioni.
 

Le vicende della fabbrica del Seminario in quel periodo restano oscure e certamente furono piuttosto travagliate, anche a causa dell’invasione napoleonica e dei confusi eventi politici che seguirono, fra cui la divisione di Verona tra Austria e Francia, a causa della quale per un quinquennio il Seminario vescovile, posto sotto la dominazione austriaca, non potè ospitare allievi che venissero dalla parte a destra dell’Adige, soggetta invece alla Repubblica francese.
Ulteriori lavori furono eseguiti nel decennio dal 1807 al 1817, ma le indicazioni giunteci a riguardo sono purtroppo assai scarse. Gli anni 1816-1817 furono comunque decisivi per il completamento dell’edificio.
Negli anni 1858-1872 il rettore del seminario don Pietro Dorigotti si occupò infine di riedificare, adornare e organizzare la biblioteca dell’istituto.
I restauri di questa prestigiosa struttura si sono finalmente conclusi nell’autunno 2009 (con inaugurazione il 31 novembre). Nel corso di tali restauri hanno anche avuto luogo alcuni rinvenimenti archeologici con reperti di epoca celtica, romana e preistorica, ben prima dei fabbricati settecenteschi furono presenti in epoche diverse una necropoli ed alcune attività artigiane con le relative cisterne. I reperti recuperati sono conservati a cura della Soprintendenza Archeologica.

articolo di Michela Palmese (© dir. ris. di riproduzione)


Chi volesse ammirare questo edificio lo troverà nelle immediate vicinanze della chiesa di Santa Maria in Organo e del notissimo Giardino Giusti.
 

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Verona, il ponte di Castelvecchio sull'Adige, foto © Cobra fotolia


NOTE
(1) Veronetta: zona della città ricca di interessanti emergenze architettoniche. Fu abitata sin dalla preistoria grazie alla presenza di un punto di facile guado del fiume Adige e di colline che offrivano rifugio sia contro le zanzare dell’acquitrino sottostante che le invasioni di popolazioni nemiche. Al loro arrivo, i Romani preferiranno urbanizzare la zona dal lato opposto del fiume, e costruire la loro città all’interno di una delle sue anse sostituendo al guado, nel 50 a.C., l’attuale ponte Pietra. Veronetta fu nell’Alto Medioevo sede prima del re ostrogoto Teodorico, poi del longobardo Alboino e fulcro della chiesa ariana veronese.
Fu zona molto attiva commercialmente e sede di numerose attività artigianali, grazie alla presenza, oltre che dell’Adige, di un suo ramo minore e di numerosi ruscelli e fiumiciattoli. Le potenti famiglie borghesi cominciarono quindi a costruirvi fastosi palazzi e le chiese locali fiorirono. Questa sua vocazione artigianale venne meno solo con la costruzione dei nuovi argini e l’interramento dei corsi d’acqua tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento
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(2) Indicazione delle fabbriche, chiese, e pitture di Verona o sia guida per li forestieri, vedi bibliografia.
(3) Marco Marcola, figlio del pittore Gio Battista Marcola, nacque a Verona nel 1740 e morì nel 1793 (o 1798?). Fu attivo principalmente nella città natale quale incisore, scenografo, ma principalmente pittore a fresco nelle ville (come villa Pullè al Chievo, villa Canossa a Grezzano e villa Dionisi ad Asparetto) e palazzi (oltre al Seminario, palazzo Verità Poeta) del territorio veronese, spaziando dai temi sacri agli emblemi alle scene profane. Diversi suoi disegni, a soggetto sacro e profano, sono conservati al Museo d’Arte di Castelvecchio.

BIBLIOGRAFIA
Indicazione delle fabbriche, chiese, e pitture di Verona o sia guida per li forestieri, Verona 1815, Tipografia Bisesti
V. MONTORIO, Il Seminario di Verona: profilo storico, in: Vita veronese, Verona 1968
P. BRUGNOLI, Via Seminario, in: Le strade di Verona. Una lunga passeggiata tra le vie della città alla scoperta di curiosità, storia, tesori d’arte e tradizioni del passato, pp. 525-526, Roma 1999
A. ORLANDI, Note per la storia del Seminario vescovile di Verona, Verona 2002
A. M. GEALT-G. KNOX, Marco Marcola: a New Testament, in: Verona illustrata, 20, 2007, p. 103-142
S. BERNARDI, Verona: sotto il seminario si scopre un mondo Pagano, in L’Arena, Verona 17 maggio 2008
 



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